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Parco Nazionale del Pollino

La Nostra Terra

IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO


Il Parco Nazionale del Pollino rappresenta l'area protetta più grande d'Italia, 192.565 ettari.
L'emblema del parco è il pino loricato, (Pinus leucodermis), raggiunge i 40 metri d'altezza ed è una pianta particolarmente longeva, ( l'eta stimata di alcuni esemplari pare superi i 950 anni)
Il Parco è situato nelle regioni Basilicata e Calabria, il suo territorio si estende dal mar Tirreno al Mar Ionio
Il Massiccio del Pollino comprende le vette più alte del Parco, quali Serra Dolcedorme (2267 m), Monte Pollino (2248 m), Serra del Prete, Serra delle Ciavole, Serra di Crispo. Tra questi due rilievi si apre la Grande Porta che immette ai Piani di Pollino, il più famoso e suggestivo pianoro d'alta quota, delimitato da crinali su cui vegetano gli esemplari più vetusti di pino loricato. Dalle vette si domina il territorio, ricco di fiumi e torrenti (Raganello, Frido, Sarmento, etc.), il cui corso si snoda spesso in gole strettissime.
Proprio per la sua particolare conformazione, nel Parco troviamo una flora estremamente variegata, infatti, risultano presenti una notevole varietà di specie vegetali , circa 1750 su 5600 presenti in Italia.
Altrettanto ricca la fauna presente nell'area del Parco.
Vanno innanzi tutto ricordate le tracce dell'antica fauna presente nell'area dell'attuale Parco. Per esempio nel 1979 nella valle del Mercure è stato ritrovato lo scheletro di un grande esemplare di Elephas antiquus italicus, pachiderma alto circa 4 metri vissuto tra 700 e 400 mila anni fa, rinvenuto sulle sponde di un antico lago, che al ritiro dei ghiacciai copriva l'intera valle, a testimonianza del clima subtropicale presente nell'area in quel periodo. E' inoltre molto interessante la raffigurazione risalente a circa 12000 anni fa, all'interno della grotta del Romito, del Bue selvatico o Uro. Più recentemente, i viaggiatori del XIX e degli inizi del XX secolo scrivono di cacce all'orso e al cervo, citando anche la presenza della lince. I toponimi presenti nella zona, si pensi per esempio ad Orsomarso, sembrano dar loro ragione.
Ancora oggi la fauna del Parco si presenta molto ricca e diversificata. Il capriolo appenninico sopravvive nella parte calabra del Parco con circa 40 esemplari, che rappresentano, insieme a quelli presenti sul Gargano e a quelli della Tenuta di Castelporziano, l'unico esempio della sottospecie "italica", ovvero della popolazione originaria dell'Italia peninsulare prima della loro sostituzione avvenuta attraverso ripopolamenti con caprioli del Nord Europa. Tra i predatori il più importante è certamente il lupo. In alcuni corsi d'acqua, caratterizzati da particolari condizioni ambientali, sopravvive la lontra. Molto aumentata la presenza del cinghiale, in seguito alle reintroduzioni effettuate dalle associazioni venatorie prima della definitiva chiusura della caccia.
Tra gli uccelli ruolo di primo piano è assunto dai rapaci. Nell'area orientale del Parco sopravvive il più piccolo tra gli avvoltoi, il Capovaccaio. Anche l'aquila reale è presente con alcune coppie nidificanti sulle vette più aspre. Più frequenti il falco pellegrino, la poiana, il nibbio reale, il gheppio, il falco pecchiaiolo e nei boschi l'astore e lo sparviere. Tra i rapaci notturni è ancora presente, seppure raro, il gufo reale. Interessante la presenta dei picchi: insieme al picchio verde e al picchio rosso maggiore è presente il grande picchio nero, con una delle poche stazioni di nidificazione in Italia.




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